domenica 11 settembre 2011

11/9 - Dieci anni dopo, tra ciò che abbiamo perso e ciò che dobbiamo affrontare

Oggi è il primo importante anniversario per l'evento che più di altri ha sconvolto l'immaginario del mondo, sia occidentale che orientale. In questi giorni della memoria prolificano commenti, racconti e montagne di articoli che cercano di trovare il bandolo nella matassa. Pur rendendomi conto di contribuire ad un rumore che nei suoi picchi ha dell'irrispettoso verso le vittime, non posso esimermi da raccogliere qualche pensiero. L'importante non è tanto il ripercorre le ore e i giorni della follia, piuttosto di leggere quello che è successo e il decennio trascorso con gli occhi di oggi. Di vedere, non tanto quello che ci aspetta, ma quello da cui partiamo per costruire il prossimo decennio.


Dieci anni. Ci si può infilare un sacco di vita in dieci anni. Per tutti l'11/9 è un giorno difficile da dimenticare. Tutti ricordano dov'erano e cosa stavano facendo. Io avevo 14 anni. Pochi per capire quello che succedeva, o meglio, per capire quello che significava ciò che le televisioni trasmettevano. Quel giorno morirono delle persone. Quel giorno il mondo capì che la 'divinità America' poteva essere ferita e che tutto stava per scivolare in un agitato mare nero inchiostro. Tutti hanno ancora nella memoria le immagini degli aerei, il fumo, le fiamme, la disperazione di un uomo che si lancia dalle finestre. Chiudendo gli occhi possiamo rivedere i volti stravolti dei pompieri chiamati a risolvere una tragedia oltre ogni limite, rivediamo le lacrime di uomini in giacca e cravatta coperti di polvere.

Ma al di là delle immagini, cos'è finito l'11 settembre e cos'è iniziato?

Sicuramente la prima cosa a cui penso è che l'11/9 è stato l'ultimo evento mondiale televisivo. Mi spiego meglio. Indubbiamente la presa televisiva sull'informazione è ancora fortissima ma da 4-5 anni ha perso il monopolio di cui godeva. Se quella tragedia fosse avvenuta oggi molti di noi l'avrebbero seguita tramite i social network, Facebook, twitter e la rete in generale. Avemmo vissuto l'intero evento quasi in presa diretta, dalle voci di quelli che erano ai piedi delle torri, dalle foto dei cellulari. Difficile sapere su due piedi se ciò avrebbe comportato un coinvolgimento emotivo maggiore o minore, sicuramente sarebbe stato diverso. La modernità che il secolo ha trascinato con se ha decretato l ridimensionamento della televisione. Da questo punto di vista l'11/9 è stato il punto finale di un secolo in cui la tv aveva dominato, almeno negli ultimi 50 anni.
L'11/9 è stato però il punto finale di un altro aspetto ben più importante: la superiorità dell'America. Dopo il crollo del sistema sovietico alla fine degli anni '80 e il periodo di espansione economica durante i mandati Clinton, si pensava che gli USA fossero il modello economico e politico migliore, più produttivo ed efficiente. L'11/9 e il decennio successivo ci hanno insegnato l'esatto contrario. Possiamo credere alla versione ufficiale degli eventi oppure alle teorie complottiste, ciò che resta è il declino che la potenza americana ha intrapreso nel settembre di 10 anni fa. Le missioni in Afghanistan e Iraq sono l'emblema si un tentativo di mantenere un'egemonia che però ha finito con l'erodersi. L'"esportazione" della democrazia, pietra angolare dell'arroganza neo-colonizzatrice occidentale, è stato un pallido tentativo da un lato di dimostrare a se stessi di essere ancora di grado di guidare i destini del mondo; dall'altro è stato il sintomo dell'incapacità di essere auto-sufficienti, della necessità di aumentare le relazioni informali tra gli USA e alcune zone del mondo, per risorse, vicinanza strategica e timore di nuove potenze. E' in questo declino che si inserisce il fatal 2008. La crisi che ha travolto i mercati e successivamente le economie del mondo, segno questo che il capitalismo americano semplicemente non funzionava e non funziona, in poco meno di 20  anni quello che sembrava il modello corretto di sviluppo, il modello corretto di vita rispetto al comunismo, ha mostrato al mondo tutta la sua fragilità. E l'incapacità di ripartire degli anni successivi è stata solo la conferma di questa fragilità.

Ma cos'è iniziato l'11/9, cosa si è sprigionato quel giorno?

La paura. I governi e i media accondiscendenti ci hanno terrorizzato. Nel giro di pochi anni ci hanno preso per mano e trascinato nella spirale della diffidenza e della paura. La parola che ha finito con il riempici la bocca è stata 'terrorismo'. Mano a mano che gli anni si aggiungevano al 2001 si accumulavano le segnalazioni di attentati, sembrava dovessimo saltare in aria da un momento all'altro. Che dietro ad un copricapo e ad una barba lunga si nascondesse dell'esplosivo. E' vero ci sono stati attentati a Londra e Madrid, nessuno lo nega. Ma nel calderone degl'anni gli attentati e la paura infusa hanno dato saldo negativo. Ci hanno infuso talmente tanta paura da farci desiderare che al posto della nostra libertà avessimo 'più sicurezza'. Negli USA il 'patriot act' di Bush è stato l'emblema di questo fenomeno. La mano fintamente familiare e amorevole dei governi ci ha detto: "non temere ci pensiamo noi a te ma tu però non puoi andare dove vuoi, noi dobbiamo sapere dove sei con chi parli e dove vai...". Un immenso stato globale di polizia. E' questo quello che ci ha consegnato l'11/9. Ci ha richiuso in una prigione a cielo aperto con l'illusione di proteggerci. Arrivando al punto in cui molti pensano che "un uomo libero è pericoloso".
I giorni delle torri ci hanno consegnato un orribile eredità: lo scontro di civiltà. Premesso che esso non esiste formalmente, è nella mente delle persone che lo scontro ha preso forma. "Sono gli islamici, sono loro che attaccano il nostro sistema di vivere. Sono loro che vogliono conquistarci e insegnare ai nostri figli il corano" e io aggiungo: "però sono i nostri carriarmati a solcare la terra d'Afghanistan e dell'Iraq". L'occidente dopo l'11/9 ha cercato come un matto un capro espiatorio, un nemico contro cui scagliarsi. Si diceva: "abbiamo battuto i comunisti e batteremo anche questi islamici". L'errore è tutto qui. E' nell'incapacità di vedere gli estremisti. Che gli aerei siano stati dirottati o meno da terroristi islamici ha poca importanza, quello che conta è capire che se tra i fedeli musulmani ci sono dei fondamentalisti, sono una minoranza, sono una piccola parte che è riuscita (o le è stato dato spazio per motivi egemonici) a rendersi più saliente. Ma non è la visibilità a determinare il numero. Chi è cattolico non può lasciare che alcuni fondamentalisti di Cristo definiscano anche lui. Quello che l'11/9 ci ha consegnato è la paura dell'islam, paura nutrita con l'ignoranza. Ed è su questa incapacità di conoscenza che il prossimo decennio dovremo lavorare attivamente. Lavorare per tagliare le frange più estreme di questi fondamentalismi cattolici e islamici.
Il crollo delle torri ci ha consegnato, anzi riconsegnato, un nemico che credevamo sconfitto, il fascismo. Questo decennio è stato il decennio della svolta a destra del mondo. Ovvio che per ci scrive lo specchio è l'Italia e l'Europa in generale. In questi anni l'avanzata nera è stata via via inarrestabile, dal nord al sud d'Europa. Partiti xenofobi e anti-islamici hanno proliferato grazie ad elettori nutriti a pane e paura. Anche l'Italia non è stata immune a questo fenomeno, anzi, la forma subdola con qui questi fascismi moderni si sono presentati, rende ancora più difficile combatterli. Riconoscerli è facile nel senso che i modi di agire e i bersagli sono sempre gli stessi: agire con le squadre (ronde come quadre fasciste) urlare ai comizi tutto l'odio razziale che si ha ("sarebbe il caso di vestirli da leprotti e lasciare che i cacciatori gli sparino"). L'attacco alle torri ci ha consegnato mostri come Brevik, che in fondo è stato solo il braccio armato di un avanguardia neo-fascita che non ricorda Norimberga. E quest'avanguardia non è composta da giovani violenti con la testa rasata, no, quelli servono solo da parafulmine ad esorcizzare il nostro timore di essere presi come razzisti, quelli con la testa rasata servono per dire a noi stessi: "io non sono  razzista...ma" ecco quel MA è in neo-fascismo. E' nella casalinga o nel pensionato che crede alla padania che si nasconde l'estrema destra. E' nell'incapacità di comunicare con il mondo che ci circonda e con la diversità. Il neo-fascismo si nasconde in chi spera che il mondo del suo paesino non cambi mai, che il suo piccolissimo universo si immune dal fluire della vita.
In questo mare di pessimismo ci sono però aspetti positivi, nuove speranze anche se fragili. Qualcuno l'ha chiamata primavera araba, qualcun'altra risveglio dei giovani. Quello che è certo è che, con l'influenza americana in declino, i giovani hanno preso il coraggio di contestare e rovesciare i regimi che per anni hanno tenuto sottomesso il popolo. Certo tutto è ancora in fase embrionale, ma questo difficile decennio ci ha consegnato un flebile alito di libertà da difendere.

Mi rendo conto di aver toccato tantissimi temi, anzi di averli appena scalfiti. Quello che è chiaro è che usciamo da un decennio non facile, ricco di aspetti negativi che sono sorti dopo il crollo delle torri e che dovranno essere affrontati prima di un loro eccessivo sviluppo. Quello che è chiaro è che l'America ma sopratutto l'Europa e l'Italia, dovranno lavorare non poco per portar fuori il mondo, non solo dalla crisi economica, ma anche dalla crisi politica. E' sulla capacità di ridisegnare la globalizzazione che si gioca il mondo dopo il decennale dell'11/9.

In memoria delle vittime

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