lunedì 28 marzo 2011

Rassegna stampa settimanale - Americhe

Fedele alla promessa della settimana scorsa ecco la rassegna stampa di questa settimana: gli avvenimenti meno mediatizzati dell'ultimo mese nelle Americhe



Venezuela - Digiuni contro il governo di Chàvez
La liberazione di 27 prigionieri politici e la richiesta di autorizzare una missione di pace dell'associazione americana Osa per verificare il rispetto dei diritti umani, sono alla base dello sciopero della fame che alcuni studenti stanno portando avanti da fine febbraio. "E' una forma di protesta che si allarga" scrive Reforma, "al momento i manifestanti sono più di 90, ma sono destinati a crescere"

Stati Uniti - Emanuel diventa sindaco a Chicago
Con il 55% dei voti Rahm Emanuel è il nuovo sindaco di Chicago. Il democratico, ex capo dello staff di Obama, è riuscito non solo a vincere le elezioni, ma soprattutto è riuscito a conquistare la fiducia della comunità nera della città che rappresenta il gruppo etnico più numeroso (36,8%) rispetto ai bianchi (313%). Per il Chicago Sun-Times è la prova che i pregiudizi razziali che aleggiavano sulla città sono svaniti. Emanuel è il primo sindaco ebreo e succette allo storico Richard Daley che era in carica dal 1989.

Argentina - Ladri di neonati
Il 28 febbraio è iniziato un processo che vede imputati due ex dittatori: Jorge Videla e Raynaldo Bignone, per il sequestro di 34 neonati, rapiti sottratti dalle loro famiglie durante la dittatura (1976-1983).
Le prime a denunciare il fatto sono state le Abudelas de plaza de mayo nel '96.
Oltre a Videla e Bignone sono imputate altre 6 persone. I testimoni sono più di 350.

Messico - Marisol Valles ci ripensa
All'inizio di marzo il sogno di Marisol Valles si è infranto. Diventata il capo della polizia locale di Pràxedis G. Guerrero, uno dei distretti più violenti del nord del Messico, nel 2010; il 7 di marzo è stata destituita dall'incarico. Allontanatasi dal luogo di lavoro senza permesso, ha attraversato la frontiera con gli Stati Uniti all'inizio del mese. La ragazza, poco più che ventenne, ha lasciato il paese dopo le minacce di morte rivolte al lei e alla famiglia.

Stati Uniti - Guantanamo infinita
"Un passo indietro" scrive il Los Angeles Times. L'amministrazione Obama ha deciso di sospendere la moratoria durata due anni. I detenuti non incriminati, non condannati e in attesa di trasferimento resteranno in carcere. Obama ha inoltre autorizzato nuovi processi militari e nuove verifiche. Queste ultime scelte segnano una battuta di arresto di fronte alla promessa del presidente di chiudere la prigione entro il gennaio del 2010.

Cile - Indulto e polemiche
Il governo di Sebastian Pinera ha presentato un pacchetto per far fronte al sovraffolamento delle carceri cilene. L'indulto riguarderà 10.000 detenuti non pericolosi o che si sono distinti per buona condotta. La particolarità è che gli ultraottantacinquenni resteranno in prigione, questo per impedire la scarcerazione dei militari del regime di Pinochet

Stati Uniti - Pena capitale abolita
Questa volta non c'è nessun detenuto prossimo alla morte. Questa volta è la pena di morte a sparire. Il governatore dell'Illinosi, Pat Quinn, ha firmato il decreto che abolisce la pena di morte nello Stato, che comunque non la applicava dal 2000. Nel 2010 negli USA sono state eseguite 46 condanne a morte

domenica 20 marzo 2011

Rassegna stampa settimanale - Asia e Pacifico

Come annunciato più di un mese fa, vorrei inaugurare quest'oggi una delle rubriche mediate.
Si tratta di una piccola rassegna stampa. Ben conscio che il "copia-incolla" imperversa nella rete vorrei qui proporre una forma di rassegna stampa che colga gli eventi che hanno avuto meno risalto mediatico. Ogni domenica ci sarà una rassegna stampa specifica per un area geografica.
Oggi iniziamo con gli avvenimenti meno mediatizzati dell'ultimo mese in Asia e nel Pacifico


Taiwan - Se Pechino spia Taipei
Dal 25 gennaio il capo del dipartimento di comunicazione dell'esercito (il generale Lo Hsien-che) è detenuto in carcere con l'accusa di spionaggio. Per il Taipai Times nell'ufficio del generale sono stati rinvenuti una serie di documenti destinati alle autorità cinesi. Nonostante la tensione tra i due paesi sia diminuita negli ultimi mesi, l'attività d' intelligence da ambo le parti è aumentata. Per gli esperti i documenti riguardano l'acquisto da parte del governo di Taiwan di mezzi militari dagli Stati Uniti.

Birmania - Affari rischiosi con la giunta
L'australiano Ross Dunkley, proprietario del Myanmar Times è stato arrestato su mandato della giunta militare. Nonostante le sanzioni economiche imposte alla Birmania il consorzio editoriale di cui fa parte la testata di Dunkley fa affari d'oro con la giunta, sembra inoltre che l'arresto dell'australiano sia una combinazione della volontà di controllare la stampa da parte dei generale e sopratutto della volontà dei nuovi proprietari del gruppo editoriale di liberarsi di Dunkley.

Thailandia - Cambogia - Disputa continua
Il 14 febbraio il consiglio di sicurezza dell'Onu si è riunito per studiare una soluzione per far terminare la contrapposizione fra i due paesi. La Cambogia sembra favorevole ad un intervento straniero mente il governo di Bangkok vuole risolvere la disputa senza interventi esterni. Di recente entrambi i paesi hanno accettato osservatori indonesiani per risolvere la disputa del tempio di Preah Viehear

Afghanistan - La paralisi di Kabul
Continuano i dissidi fra il presidente Karzai e la nuova maggioranza parlamentare. Il braccio di ferro riguarda la scelta del portavoce dell'assemblea. Il presidente preme per il riconoscimento dell'ex signore della guerra Abdulrab Rassoul Sayyaf che però non è ben vista dal parlamento e dalla comunità internazionale. Nonostante i dubbi degli altri paesi e del parlamento sembra però che la nomina di Sayyaf sia l'unico modo per uscire dalla paralisi.

Australia - Un partito per gli aborigeni
First nations political party. E' il nome del primo partito che rappresenta gli aborigeni australiani. Il partito ha già in programma di partecipare alle elezioni federali e alla elezioni del Territorio del nord dove gli aborigeni sono il 32% della popolazione

Malesia - A corto di stranieri
Dopo aver messo al bando gli stranieri due anni fa, il governo di Kuala Lumpur è stato costretto a fare marcia indietro. Commercianti e imprenditori, dichiarando che la pretesa di stipendi troppo elevati da parte dei maltesi, hanno fatto pressioni sul governo che si è visto costretto a concedere l'accesso ai migranti sopratutto indiani. Gli immigrati verranno impiegati nella ristorazione e nell'industria tessile.

Thailandia - Conflitto nel sud
4.300 è il bilancio della vittime negli ultimi sette anni. Il sud della Thailandia è l'ennesimo focolaio di islamismo radicale. Nonostante gli investimenti economici nell'area, il governo di Bangkok non è riuscito a fermare gli atti di guerriglia. Le autorità tailandesi parlano ancora di atti isolati ma la sensazione è che nelle zone di Songkhla, Yala, Narathiwat e Pattani la guerriglia sia ben organizzata e possa contare sull'aiuto delle reti internazionali del terrorismo. Al momento i terroristi si limitano a chiedere l'indipendenza dal nord buddhista per la costituzione di uno stato islamico.

Samoa
Vorrei infine citare una bravissima notizia: il 4 marzo il partito per la difesa dei diritti umani ha vinto le elezioni legislative. Ho voluto citare questa brevissima notizia per il nome molto evocativo del partito.


Tutte le notizie provengono dai numeri 885-886-887-888 di Internazionale e da Peace reporter

Tra Libia e Giappone, tra energia e utopia


Rispetto a quanto dichiarato poco tempo fa non sono riuscito ancora a dedicarmi alle rubriche da me ideate. Prometto di risolvere questo problema nelle prossime settimane.
Solitamente cerco di affrontare un argomento alla volta ma questa volta ho deciso di recuperare il tempo perduto gettando molta carne al fuoco.
Vorrei parlare dei due avvenimenti che in larga parte hanno monopolizzato l'informazione negli ultimi giorni: la situazione in Libia e la tsunami in Giappone.

La guerra con la Libia è ormai iniziata. Nei prossimi giorni sentiremo un mare di opinioni, a favore o contro, che inonderanno televisioni e giornali. Le conseguenze di tale conflitto sono imprevedibili e le sui implicazioni sul piano umanitario e internazionale sono uno scenario in continuo divenire.
Vista la vastità e complessità dell'argomento vorrei, in questo post, esaminare un aspetto molto specifico: quello della mancanza di alternative, quello del petrolio libico.
E' per questo motivo che vorrei partire con una domanda chiave: perché in Libia le cose si sono svolte in maniera differente rispetto a Egitto e Tunisia?

Le ragioni sono molte ma probabilmente la preponderante sta nelle relazioni di potere tra il regime di Gheddafi e la comunità internazionale. Per Luttwak là dove i regimi sono sostenuti dal governo americano, come l'Egitto, quando il popolo insorge il dittatore non può sparare sulla folla. Ma laddove il tiranno non è sostenuto dagli USA (almeno non apparentemente) il tiranno è libero di reprimere le rivolte. Andando oltre l'analisi del politologo americano, quello che è certo che difronte alla repressione la comunità internazionale ha dimostrato comunque tutta la sua fragilità. 
Penso sia utile vedere cosa c'è alla base dello scontro tra Gheddafi e i ribelli. E' innegabile che le rivolte siano state innescate da quello che accadeva nel resto del continente, ma sono divampate anche perché il ricco patrimonio petrolifero del paese è servito ad arricchire solo una parte molto limitata della popolazione mentre al contrario il resto del popolo libico non ha avuto alcuna possibilità di crescita.
Eccolo qui il nodo centrale, il petrolio. E' intorno a questa risorsa che i destini della Libia e del medio oriente si plasmano. L'occidente ne ha bisogno per far funzionare le proprie economie dipendenti dai combustibili fossili e il medio oriente ne ha bisogno per mantenere i propri guadagni.
L'occidente, ma quale occidente?
Sicuramente Europa occidentale e Stati Uniti, perché Russia e Cina almeno apparentemente risultano autosufficienti anche se va ricordato che alcune imprese di estrazione in Libia erano cinesi e che molti dei profughi fermi alle frontiere sono del Bangladesh o del Vietnam. Proprio Russia e Cina sono state le meno celeri a condannare Gheddafi. Quello che i governi occidentali e i gruppi egemoni europei e americani guardano con maggiore preoccupazione non è di certo il dramma umanitario ma al contrario il rischio di uno shock petrolifero che diventerebbe reale in caso di sommosse in Arabia Saudita. La paura viene quindi rilevata dal contraccolpo sui sistemi produttivi delle economie.
Ma perché c'è questa paura?
Difficile rispondere in modo esaustivo e soddisfacente. Sicuramente però la risposta più immediata e più semplice è che non ci sono alternative al petrolio! Dalla crisi petrolifera del 1973 non sono stati presi provvedimenti in nessuna direzione, nessun paese ha avviato processi di ridefinizione delle politiche industriali volti a diminuire la dipendenza dai combustibili fossili. Quello che tutti i paesi hanno fatto è stato quello di de-strutturare il mercato del lavoro per abbattere i costi dell'azienda. Senza valutare la possibilità di creare alternative valide.
E' in questo punto che si comprende come la crisi in Libia sia una delle finestra dalla quale guardare per vedere la staticità della sfera industriale mondiale. Perché se le bandiere della mondializzazione e della flessibilità hanno capeggiato la revisione dei processi industriali, nei fatti gli elementi strutturali della produzione sono rimasti immutati.
E' in questa staticità che si coglie il legame tra Libia e Giappone. E' un legame indiretto ma che bene esemplifica la mancanza di alternative. Il disastro nucleare conseguenza del terremoto è la dimostrazione dell'eccessiva fiducia che si ripone su questa fonte energetica. Il razionamento energetico conseguente allo stop degli impianti è il sintomo evidente dell'eccessiva dipendenza energetica dall'atomo. Anche in questo caso nei decenni successivi a Černobyl non si sono cercate alternative, si è solo provveduto a lavorare sulla sicurezza delle centrali, sicurezza non sufficiente.
Lodevole sono le dichiarazioni della Merkel: "chiuderemo 6 degli impianti più vecchi" ma vorrei chiedere al cancelliere tedesco quali sono le alternative immediate alla mancata produzione energetica delle sei centrali.
In tutto questo l’Italia che fa? Poco spaventata, attraverso il suo governo dichiara che il programma nucleare continua! In questo momento non vorrei addentrarmi in questo complesso argomento che anzi spero di poter trattare in futuro ma credo sia comunque doverosa una piccola considerazione o meglio una domanda che rivolgo ai lettori?
Perché continuare ad insistere sul nucleare invece che concentrarsi su energie rinnovabili e su educazione al consumo? Quali interessi sono in gioco?
Ecco che, seppur in modo limitato e fazioso, il petrolio libico e il nucleare giapponese diventano lo specchio del modo, uno specchio che restituisce un immagine di immobilità e mancanza di alternative.
Non c'è speranza quindi?
Sicuramente la situazione non è incoraggiante, ma c'è qualche piccolo sogno utopico sul quale è bello contare, la promessa che ha fatto il governo Danese di abbandonare l'uso dei combustibili fossili entro il 2050.
Questo post più che essere esaustivo vuole essere una base per riflessioni future. Vuole essere una scaletta che orienti le prossime discussioni. 
Rapporti di forza tra gli stati, la questione nucleare, la guerra in Libia e la questione energetica nonché produttiva.
 


giovedì 17 marzo 2011

150 anni. L'Italia di oggi tra malanni e nuove speranze

150 anni. Un secolo e mezzo di unità. Una storia unitaria a cavallo di tre secoli.
Come sta questo nostro paese? Come sta l'Italia?
Non benissimo.
Sono sostanzialmente due i sintomi del malessere dell'Italia.
C'è una sindrome verde che lentamente dilaga tra le regioni del nord. Di lega e leghismo abbiamo parlato nei post precedenti e ne parleremo ancora in futuro. Quello che però vorrei dire in questo post riguarda la tendenza anti-italiana che il movimento degli omini verdi sta lentamente mostrando. Consigli comunali o regionali abbandonati durante l'esecuzione dell'Inno di Mameli, bandiere appese nel bagno, fantocci rassomiglianti Garibaldi bruciati in rituali che sanno di pagano. Davanti a tali comportamenti che poco hanno della manifestazione del pensiero e molto invece di aridità d'animo, c'è un crimine peggiore delle azioni leghiste(azioni che spero in futuro di poter analizzare e criticare con maggiore profondità). E' il crimine del silenzio. Dove sono sindaci e presidenti di provincia mentre queste persone elette nel nome del popolo Italiano si permettono di andare al bar durante l'Inno? Forse sono con loro al bar? Come ad esempio il presidente della provincia di Bergamo Ettore Pietro Pirovano della Lega nord. O forse sono del Pdl, non parlano perché infondo la lega è un alleato importante che aiuta a tenere insieme la maggioranza e quindi il potere.
E' il silenzio di chi non critica questi comportamenti anti-italiani che finisce per ferire il nostro paese.
Qualcuno in verde (stesso colore di Gheddafi peraltro) potrebbe dirmi in Italiano "Ma se la gente ci vota c'è un motivo, noi rappresentiamo il sentimento autonomista della padania" Ecco, non vorrei sembrare eccessivamente caustico ma francamente un'affermazione del genere è poco intelligente e sbagliata. Senza argomentare in modo prolisso do solo un dato: Bergamo è la città che ha prestato il maggior numero di volontari ai Mille di Garibaldi!!!!!
Questo anti-italianismo, sopratutto in veneto, porta con sé un altro elemento preoccupante e strisciante: il revisionismo storico che vede l'Italia come paese conquistatore del veneto.
Questo revisionismo, come tutti i revisionismi, vivono di una pratica oggi molto comune: lo scudo della libera opinione. L'avere una propria opinione e il manifestarla è un diritto sacrosanto ma c'è un ma. Quando si parla di fatti storici vanno sempre legati a delle fonti, le fonti devono stare a testimonianza del fatto storico, senza di esse la storia non ha fondamento! Ecco allora che sotto la bandiera dell'opinione certi individui plasmano la storia e pretendono di aver ragione. Si finisce così ad avere una serie di "storie" alternative che vengono usate come serbatoi di senso per meri scopi economico-politici. A mio parere uno dei pochi antidoti a questa anomalia del diritto di opinione è il politicamente scorretto, spero in futuro di poter sviluppare meglio questo tema e sopratutto spero di poterlo trattare con chi mi vorrà seguire e fornire anche opinioni contrarie alle mie.
Il secondo grande sintomo del malessere dell'Italia è rappresentato dal dilagante affarismo. Accanto al lavoro sembra che a volte l'Italia sia una repubblica fondata sugli appalti, sui favori e sulle furberie. Al di là di chi si macchia di queste colpe (oltre ai politici sono molti che nel loro piccolo si comportano così) c'è anche in questo caso una colpa più grave, quella di chi non denuncia, di chi dice "infondo si è sempre fatto così", di chi chiuso nel proprio mondo lascia che il vero Mondo soffochi sotto gli interessi di pochi.

Da questi pochi punti sembra non ci sia speranza per il Paese. Sembra che saremo destinati a soccombere sotto il peso di anti-italianità e affarismo. In realtà questa immagine preponderante non è l'unica.
Da veneto posso dire che in questi giorni le case si sono lentamente riempite di bandire italiane, che nella regione verde c'è ancora voglia di Italia e che gli "stolti verdi" hanno perso una battaglia. C'è insomma un sentimento di amor di patria sopito ma pur sempre vivo!
C'è poi un altra luce in questo paese buio, anzi una serie di luci. Queste luci hanno nomi e voci tonanti: giornata per la difesa della costituzione, giornata dedicata alle donne, le proteste studentesche. Sono luci che ci indicano un cuore pulsante che vuole un paese diverso, unito ma più giusto. Quindi al di là dei mali da combattere, l'Italia è comunque viva.
Mi sento di poter dire che se l'Italia non sta bene è comunque un paziente fiero che reagisce e che cerca di liberarsi delle tossine in eccesso.

Per cui..


Viva il paese unito, Viva i vecchi e nuovi cittadini,Viva l'Italia!!