Oscar Danilo Lancini. E' questo il nome dell'eletto sindaco nel comune di Adro(Bs). Ed è questo il nome dell'auto-proclamato duce del regno padano di Adro.
A tutti il nome di Adro riporta alla memoria la vicenda della scuola pubblica cosparsa e infestata da circa 700 simboli della lega (o "soli delle alpi" per i ben pensanti) salita alla ribalta nell'autunno dell'anno appena finito. Molti ricorderanno come l'iniziativa della giunta comunale a guida leghista, avesse suscitato un mare di polemiche da parte di genitori, associazioni sindacali e da diversi esponenti delle forze politiche di opposizione.
In queste circostanze è facile perdere la testa e lanciarsi in appassionate invettive a favore o contro la scelta dell'amministrazione. Credo sia invece maggiormente opportuno procedere con passo accorto. Analizzando con cautela ciò che la scelta del sindaco comporta e ha comportato.
Sarebbe ipocrita da parte di tutti non riconoscere che la scuola è stata edificata grazie ad un "auto-tassazione" da parte dei cittadini del paese. Sopratutto in uno Stato ricco di sprechi e sperperii di denaro pubblico in opere fantasmagoriche quanto irrealizzabili (vedi ponte sullo stretto di Messina). Questa efficace auto-organizzazione civica degli abitanti di Adro e della verde amministrazione è stata però considerata come una patente, una patente per fare ciò che si vuole.
Vediamo nel dettaglio perché.
L'aver tappezzato la struttura di simboli ad evidente tratto leghista (o celtico-padano per i ben pensanti) è stato interpretato in due modi differenti: in quello dell'amministrazione e in quello dei suoi detrattori. Il primo ha tutti i connotati di una risposta istituzionale: "il sole delle alpi è un simbolo del nostro territorio è inciso nell'entrata del comune e deve esserci anche nella scuola" . Quindi secondo il sindaco non si tratta di un simbolo di partito ma di un simbolo culturale. Apparentemente la risposta sembra sensata e ancorata a qualcosa di concreto. Ma tale risposta reca con se evidenti crepe e cedimenti ben evidenziati dai detrattori del sindaco.
L'amministrazione comunale è Leghista e questo è un fatto inconfutabile. Il cosiddetto sole delle alpi è un simbolo impiegato da un partito politico, la Lega, che è lo stesso dell'amministrazione e anche questo è un fatto. Il colore del simbolo utilizzato nelle bandiere del partito è verde e anche questo è un fatto. La maggior parte dei simboli nella scuola sono colorati di verde e anche questo è un fatto. Alla luce di queste semplici precisazioni è chiaro che il simbolo applicato in abbondanza a scuola non è stato affisso per semplici motivi culturali.
Mi piacerebbe ora andare oltre le semplici deduzioni politiche e riflettere sul simbolo. Il sole delle alpi è solo un sole, lo puoi fare a sei raggi, puoi combinarlo con altri soli e formare un simbolo più grande, lo puoi colorare di verde, di rosso (come nello stemma della provincia di Lecco) lo puoi trovare in Italia ma anche in Egitto, in Cina, in Ungheria, in India, in Bulgaria, in Marocco, in Perù e in molte altre parti del mondo.
Il meccanismo per cui questo sole diventa rilevante è il processo attraverso il quale gli individui lo caricano di significati. Il sole è un serbatoio vuoto che di volta in volta viene riempito con i significati che gli individui gli attribuiscono.
Nel nostro caso ci troviamo di fronte ad un fenomeno complesso come la Lega tutt’altro che semplice e passeggero (come lo definivano alcuni degli intellettuali della sinistra). Tornerò anche in futuro a parlare del partito ma in questo momento quello che è bene sottolineare è che la lega non è un partito sganciato dalla società come Pdl e Pd ma al contrario è un partito che trova corrispondenza nella società. Uno dei mezzi con cui esso si ancora alla realtà territoriale e dalla quale trae consenso è l'immensa produzione di simboli, o meglio è la grande produzione di significati che vengono incapsulati in simboli immediatamente fruibili dalla gente comune.
Uno di questi simboli è il sole delle alpi che viene riempito di una serie di significati utili alla causa.
Mentre il Pdl produce consenso attraverso la manipolazione della realtà tramite i mezzi di comunicazione di massa (concetto che andrebbe approfondito ma che per il momento viene generalizzato); la Lega non produce direttamente consenso, produce cultura dalla quale poi trae consenso. In questo modo il serbatoio elettorale risulta meno deteriorabile e maggiormente conservabile nel tempo.
Questa pratica aiuta a comprendere in modo molto più approfondito quello che sta succedendo ad Adro. La scuola di Adro non è altro che un laboratorio ideologico. E' la dimostrazione che la lega e il popolo padano, sono in grado di provvedere da soli al proprio paese. In questo modo sono in grado di educare i bambini alla cultura padana e educarli alla condivisione dei simboli prodotti dal partito.
Siamo quindi di fronte a forme di trasmissione della cultura politico-ideologica di tipo aberrante. Aberranti perché fatte sulla pelle dei bambini.
Questo laboratorio di trasmissione della cultura padana è ovviamente illegale. Lo è per diversi motivi. Sostanzialmente la lega ha dimenticato, o meglio non vuole ricordare, che Adro come tutta la provincia di Brescia e tutta la padania sono parte integrante dello stato Italiano. Questa banale precisazione non è poi così scontata come sembra.
Partendo dal concetto che la scuola pubblica in Italia è laica e non ideologica, in data 26 novembre 2010 una sentenza del tribunale di Brescia è condannato l'amministrazione comunale del comune di Adro a rimuovere tutti i simboli dalla scuola, ripristinando così la sovranità dello stato Italiano. Nei fatti le cose sono andate diversamente. Ad oggi 10 gennaio 2011 i simboli sono tutti collocati nello stesso posto. Il duce di Adro ha quindi ignorato una sentenza del tribunale. A questo punto la palla dovrebbe passare al prefetto Livia Narcisa Brassesco Pace che però tace, anzi brinda con allegria alle feste della lega a Ponte di legno.
Molti potrebbero pensare che la mancanza di esecuzione della sentenza derivi dal fatto che la lega è un partito di governo. Può darsi. Ma sono convinto che non sia l'unica motivazione plausibile.
Nei giorni delle manifestazioni i memoria del 150° anniversario dell'unificazione, quello di Adro è uno dei tantissimi episodi di corrosione dello stato Italiano. Così come le affermazioni del ministro dello stato Italiano U. Bossi secondo il quale si potrà festeggiare l'unità solo dopo la legge sul federalismo(legge "spacca-stato utile solo a chi la promuove").
La frontiera per la lotta alla sopravvivenza dello stato Italiano e dei valori che la sua bellissima e bistratta costituzione porta con se, non passa solo per il parlamento MA anzi passa per la cultura, per la diffusione di essa come veicolo di valori unificanti.
Qualcuno potrebbe obiettare che non si può bloccare la volontà popolare di realizzazione di una cultura padana. Vero non si possono bloccare sulla carta forme di cultura ed espressioni sociali. Ma questo veto non vale sempre. Non vale nel caso della lega. Questo a causa dei messaggi e simboli che la lega promuove. Essa fa del provincialismo un valore, del razzismo un modo di tutelare le particolarità locali, del proibizionismo una bacchetta per risolvere i problemi, fa dell'ignoranza un valore per non riconoscere le proprie responsabilità (vedi i rifiuti che dal nord confluiscono in Campania).
La lega come fenomeno politico culturale assomiglia più ad un cancro, che produce rappresentazioni sociali distorte, un male le cui metastasi stanno infettando dei luoghi sacri come le scuole(sempre il sindaco di Adro aveva vietato la distribuzione dei pasti ai bambini extra-comunitari dell'asilo).
Come nazismo e fascismo la lega e la cultura che essa cerca di diffondere e trasmettere vanno fermate non solo per il futuro degli immigrati ma anche per garantire quel "nazionalismo buono" e di solidarietà che ha ampiamente e dettagliatamente descritto Alessandro Pagano Dritto nel suo blog.
http://variaeaetates.blogspot.com/2011/01/sul-sentimento-nazionalistico.html
A tutti il nome di Adro riporta alla memoria la vicenda della scuola pubblica cosparsa e infestata da circa 700 simboli della lega (o "soli delle alpi" per i ben pensanti) salita alla ribalta nell'autunno dell'anno appena finito. Molti ricorderanno come l'iniziativa della giunta comunale a guida leghista, avesse suscitato un mare di polemiche da parte di genitori, associazioni sindacali e da diversi esponenti delle forze politiche di opposizione.
In queste circostanze è facile perdere la testa e lanciarsi in appassionate invettive a favore o contro la scelta dell'amministrazione. Credo sia invece maggiormente opportuno procedere con passo accorto. Analizzando con cautela ciò che la scelta del sindaco comporta e ha comportato.
Sarebbe ipocrita da parte di tutti non riconoscere che la scuola è stata edificata grazie ad un "auto-tassazione" da parte dei cittadini del paese. Sopratutto in uno Stato ricco di sprechi e sperperii di denaro pubblico in opere fantasmagoriche quanto irrealizzabili (vedi ponte sullo stretto di Messina). Questa efficace auto-organizzazione civica degli abitanti di Adro e della verde amministrazione è stata però considerata come una patente, una patente per fare ciò che si vuole.
Vediamo nel dettaglio perché.
L'aver tappezzato la struttura di simboli ad evidente tratto leghista (o celtico-padano per i ben pensanti) è stato interpretato in due modi differenti: in quello dell'amministrazione e in quello dei suoi detrattori. Il primo ha tutti i connotati di una risposta istituzionale: "il sole delle alpi è un simbolo del nostro territorio è inciso nell'entrata del comune e deve esserci anche nella scuola" . Quindi secondo il sindaco non si tratta di un simbolo di partito ma di un simbolo culturale. Apparentemente la risposta sembra sensata e ancorata a qualcosa di concreto. Ma tale risposta reca con se evidenti crepe e cedimenti ben evidenziati dai detrattori del sindaco.
L'amministrazione comunale è Leghista e questo è un fatto inconfutabile. Il cosiddetto sole delle alpi è un simbolo impiegato da un partito politico, la Lega, che è lo stesso dell'amministrazione e anche questo è un fatto. Il colore del simbolo utilizzato nelle bandiere del partito è verde e anche questo è un fatto. La maggior parte dei simboli nella scuola sono colorati di verde e anche questo è un fatto. Alla luce di queste semplici precisazioni è chiaro che il simbolo applicato in abbondanza a scuola non è stato affisso per semplici motivi culturali.
Mi piacerebbe ora andare oltre le semplici deduzioni politiche e riflettere sul simbolo. Il sole delle alpi è solo un sole, lo puoi fare a sei raggi, puoi combinarlo con altri soli e formare un simbolo più grande, lo puoi colorare di verde, di rosso (come nello stemma della provincia di Lecco) lo puoi trovare in Italia ma anche in Egitto, in Cina, in Ungheria, in India, in Bulgaria, in Marocco, in Perù e in molte altre parti del mondo.
Il meccanismo per cui questo sole diventa rilevante è il processo attraverso il quale gli individui lo caricano di significati. Il sole è un serbatoio vuoto che di volta in volta viene riempito con i significati che gli individui gli attribuiscono.
Nel nostro caso ci troviamo di fronte ad un fenomeno complesso come la Lega tutt’altro che semplice e passeggero (come lo definivano alcuni degli intellettuali della sinistra). Tornerò anche in futuro a parlare del partito ma in questo momento quello che è bene sottolineare è che la lega non è un partito sganciato dalla società come Pdl e Pd ma al contrario è un partito che trova corrispondenza nella società. Uno dei mezzi con cui esso si ancora alla realtà territoriale e dalla quale trae consenso è l'immensa produzione di simboli, o meglio è la grande produzione di significati che vengono incapsulati in simboli immediatamente fruibili dalla gente comune.
Uno di questi simboli è il sole delle alpi che viene riempito di una serie di significati utili alla causa.
Mentre il Pdl produce consenso attraverso la manipolazione della realtà tramite i mezzi di comunicazione di massa (concetto che andrebbe approfondito ma che per il momento viene generalizzato); la Lega non produce direttamente consenso, produce cultura dalla quale poi trae consenso. In questo modo il serbatoio elettorale risulta meno deteriorabile e maggiormente conservabile nel tempo.
Questa pratica aiuta a comprendere in modo molto più approfondito quello che sta succedendo ad Adro. La scuola di Adro non è altro che un laboratorio ideologico. E' la dimostrazione che la lega e il popolo padano, sono in grado di provvedere da soli al proprio paese. In questo modo sono in grado di educare i bambini alla cultura padana e educarli alla condivisione dei simboli prodotti dal partito.
Siamo quindi di fronte a forme di trasmissione della cultura politico-ideologica di tipo aberrante. Aberranti perché fatte sulla pelle dei bambini.
Questo laboratorio di trasmissione della cultura padana è ovviamente illegale. Lo è per diversi motivi. Sostanzialmente la lega ha dimenticato, o meglio non vuole ricordare, che Adro come tutta la provincia di Brescia e tutta la padania sono parte integrante dello stato Italiano. Questa banale precisazione non è poi così scontata come sembra.
Partendo dal concetto che la scuola pubblica in Italia è laica e non ideologica, in data 26 novembre 2010 una sentenza del tribunale di Brescia è condannato l'amministrazione comunale del comune di Adro a rimuovere tutti i simboli dalla scuola, ripristinando così la sovranità dello stato Italiano. Nei fatti le cose sono andate diversamente. Ad oggi 10 gennaio 2011 i simboli sono tutti collocati nello stesso posto. Il duce di Adro ha quindi ignorato una sentenza del tribunale. A questo punto la palla dovrebbe passare al prefetto Livia Narcisa Brassesco Pace che però tace, anzi brinda con allegria alle feste della lega a Ponte di legno.
Molti potrebbero pensare che la mancanza di esecuzione della sentenza derivi dal fatto che la lega è un partito di governo. Può darsi. Ma sono convinto che non sia l'unica motivazione plausibile.
Nei giorni delle manifestazioni i memoria del 150° anniversario dell'unificazione, quello di Adro è uno dei tantissimi episodi di corrosione dello stato Italiano. Così come le affermazioni del ministro dello stato Italiano U. Bossi secondo il quale si potrà festeggiare l'unità solo dopo la legge sul federalismo(legge "spacca-stato utile solo a chi la promuove").
La frontiera per la lotta alla sopravvivenza dello stato Italiano e dei valori che la sua bellissima e bistratta costituzione porta con se, non passa solo per il parlamento MA anzi passa per la cultura, per la diffusione di essa come veicolo di valori unificanti.
Qualcuno potrebbe obiettare che non si può bloccare la volontà popolare di realizzazione di una cultura padana. Vero non si possono bloccare sulla carta forme di cultura ed espressioni sociali. Ma questo veto non vale sempre. Non vale nel caso della lega. Questo a causa dei messaggi e simboli che la lega promuove. Essa fa del provincialismo un valore, del razzismo un modo di tutelare le particolarità locali, del proibizionismo una bacchetta per risolvere i problemi, fa dell'ignoranza un valore per non riconoscere le proprie responsabilità (vedi i rifiuti che dal nord confluiscono in Campania).
La lega come fenomeno politico culturale assomiglia più ad un cancro, che produce rappresentazioni sociali distorte, un male le cui metastasi stanno infettando dei luoghi sacri come le scuole(sempre il sindaco di Adro aveva vietato la distribuzione dei pasti ai bambini extra-comunitari dell'asilo).
Come nazismo e fascismo la lega e la cultura che essa cerca di diffondere e trasmettere vanno fermate non solo per il futuro degli immigrati ma anche per garantire quel "nazionalismo buono" e di solidarietà che ha ampiamente e dettagliatamente descritto Alessandro Pagano Dritto nel suo blog.
Nessun commento:
Posta un commento